Ligth Painting significa letteralmente “Dipingere con la luce”.
Si tratta di una tecnica fotografica molto nota che necessita di una lunga esposizione della camera e del movimento della fonte (o delle fonti) di luce.
Per chi non avesse mai sentito parlare basta servirsi della rete:
In questo tutorial vorremmo concentrarci sulla possibilità di “dipingere” luce sul rendering tramite alcune tecniche di post-produzione. Di seguito alcune immagini dal tutorial.

Profondità Colore e Immagini HDR

Si tratta di discorsi molto tecnici ma fondamentali da comprendere.
Non è mia intenzione addentrarmi nell’argomento (non adesso), ma vorrei dare un consiglio: iniziamo a salvare i rendering in formato “OpenEXR”, apriamo Photoshop e vediamo quali sono le possibilità ulteriori offerte da una maggiore profondità colore.
Inoltre, esistono le risorse di Cambridge in Colour che risultano sempre preziose:
Cambridge in Colour non è “solo” un sito, si tratta di una community molto attiva e ricca di risorse per fotografi. Molti cncetti validi per la fotografia sono facilmente trasportabili nella Computer Grafica.

Per iniziare

Per utilizzare al meglio la tecnica del Ligth Painting occorre lavorare con immagini a 32 bit di profondità colore, e quindi è importante salvare il rendering nel formato “OpenEXR”.

↑| OpenEXR | Quando il rendering viene salvato, tra le opzioni interne al “formato”, dobbiamo individuare un estensione compatibile con 32 bit di profondità colore. Il formato OpenEXR è il miglior modo di salvare un rendering |

Se apriamo un immagine con 32 bit di profondità colore su Photoshop noteremo subito alcune differenze. Quella più importante è il controllo dell’esposizione in tempo reale, basta spostare il cursore in basso a sinistra per variare gli stop di esposizione.
La variazione dell’esposizione non comporta perdita di dati, tutto è reversibile in ogni momento.

↑| Esposizione a 32 bit | All’interno di Photoshop, basta spostare lo slider in basso a sinistra per valutare differenti esposizioni (questa opzione è attiva solo con 32 bit di profondità colore). La variazione dell’esposizione non è permanente e non comporta perdita delle informazioni |

Inoltre risultano attive alcune (ma fondamentali) opzioni aggiuntive nella scheda del selettore colore.
Color Picker | Con un immagine a 32 bit, la scheda proposta da Photoshop appare molto differente

↑| Color Picker | Con un immagine a 32 bit, la scheda proposta da Photoshop appare molto differente |

Per ogni colore selezionato è possibile aggiungere o togliere degli stop di esposizione.
Una volta selezionato il colore basterà semplicemente aggiungere o togliere degli stop e poi salvare la tinta ottenuta cliccando su “Aggiungi a campioni”.
Prima di iniziare qualsiasi modifica è importante impostare un nuovo livello (uno diverso per ciascun contributo di luce che si intende aggiungere all’immagine originale). Il metodo di fusione al momento non è importante, possiamo lasciare l’impostazione di default “Normale”.
Info | Tra le opzioni presenti è importante impostare sia il primo che il secondo rilevamento colore come "Colore Reale"

↑| Info | Tra le opzioni presenti è importante impostare sia il primo che il secondo rilevamento colore come “Colore Reale” |

Quando si lavora con un immagine a 32 bit cambiano anche le informazioni colore. Sul pannello “info” infatti possiamo osservare valori differenti (per lo stesso campione colore) a seconda della profondità colore (8 bit o 32 bit).

Il Formato OpenEXR

Ci sono diversi altri formati che supportano una profondità colore di 32 bit. Il mio consiglio rimane comunque quello di lavorare con il formato OpenEXR.

Questo formato offre molte alternative per la compressione del file (tra i più usati PIZ e ZIP) che di fatto riducono le dimensioni dal 35% al 55% senza alterare la qualità percepibile dell’immagine. Soprattutto quando si lavora con molti layer – e il peso del file tende a salire notevolmente – il metodo di compressione offerto dal formato OpenEXR è la migliore alternativa possibile.

Molti 3D Artist usano il formato OpenEXR nel loro normale workflow quotidiano.

ProEXR | Si tratta di un plugin gratuito che permette funzioni aggiuntive per il salvataggio in OpenEXR

↑| ProEXR | Si tratta di un plugin gratuito che permette funzioni aggiuntive per il salvataggio in OpenEXR |

Dentro Photoshop
Al fine di poter salvare i layers aggiuntivi in Photoshop è necessario usare questo plug-in completamente gratuito: http://www.fnordware.com/ProEXR/
OpenEXR e V-Ray
Il Multy-layered V-Ray Frame Buffer file “VFB” (.vrimg) – può essere convertito in un file “OpenEXR” oppure (tramite il plugin “ProEXR”) può essere caricato all’interno di Photoshop.
La cosa migliore è salvare la cronologia dei file del “V-Ray Frame Buffer” e il gioco è fatto!
V-Ray Hystory Settings | Speficare la destinazione e il salvataggio automatico

↑| V-Ray Hystory Settings | Speficare la destinazione e il salvataggio automatico |

Tutti i file salvati all’interno della cartella specificata saranno in formato “.vrimg” e potranno essere aperti dentro Photoshop. Inoltre tutti i file salvati potranno sempre essere ricaricati all’interno del VFB e salvati successivamente con un altro formato. Ogni canale di ogni singolo file presente in “V-Ray History” potrà essere salvato separatamente, vantaggio non trascurabile.

| Multy-Layered V-Ray Frame Buffer VFB | Il formato “.vrimg” può contenere tutti i layer impostati con il V-Ray Multipass Manager |

Dentro i settaggi di rendering non si dovrà fare altro che specificare la dimensione dell’immagine e niente altro.

Procedura da seguire per ogni contributo di luce

La procedura da seguire è questa:
  1. Con il selettore colore bisogna individuare la tinta su cui intervenire. Nell’immagine sopra abbiamo selezionato un campione colore sulla ghiera metallica del corpo dell’obiettivo;
  2. Si aggiungono degli stop fino ad ottenere la tinta desiderata. Per capire quanti stop sono necessari bisogna fare delle prove per evitare che la tinta non “bruci” troppo l’immagine. Per quanto possibile dobbiamo cercare di evitare i bianchi e i neri assoluti;
  3. La tinta deve essere salvata con l’opzione “Aggiungi a Campioni”;
  4. A questo punto si può iniziare a “dipingere” con lo strumento “Pennello”, impostando come tinta quella appena salvata;
  5. Le impostazioni iniziali del pennello devono essere abbastanza delicate. Il consiglio è di fare più pennellate con dimensioni differenti e con bassa opacità. Un pennello piccolo servirà per i punti di luce più netta mentre uno più grande servirà a creare una luce leggera per simulare l’effetto di diffusione;
  6. Variando opportunamente la dimensione del pennello (dal piccolo al grande), si applicano le pennellate di luce che serviranno ad aggiungere o togliere degli stop. L’opacità del pennello non dovrebbe essere troppo alta, è meglio arrivare al risultato finale per gradi.
Light Painting | Il color picker è essenziale per selezionare la tinta di interesse e aggiungere degli stop di luce (o toglierli)

↑| Light Painting | Il color picker è essenziale per selezionare la tinta di interesse e aggiungere degli stop di luce (o toglierli) |

Nelle immagini che seguono si propongono differenti contributi di luce, ciascuno posizionato su un layer separato.

↑| Light Painting | Lens Body |

↑| Light Painting | Lens Body |

↑| Light Painting | Flare |

↑| Light Painting | Flash Cover. Iniziamo con il perimetrare l’area prima di aggiungere i contributi di luce |

↑| Light Painting | Flash. Definiamo un area di selezione prima delle pennellate di luce |

↑| Light Painting | Viewfinder |

↑| Light Painting | Light Rays. Il metodo di lavoro prevede pennellate leggere da ripetere più volte nelle aree di maggiore intensità luminosa. Gradatamente si può anche intervenire sull’opacità del pennello senza esagerare |

↑| Light Painting | Tutti i contributi aggiunti |

E adesso il test finale.

↑| Light Painting | Comparazione |

Non dimentichiamo che è possibile cambiare l’esposizione in qualsiasi momento, si tratta di una modifica non distruttiva. Inoltre, se applichiamo un livello di regolazione per esposizione a ciascun layer, sarà possibile modificare l’esposizione del singolo contributo e questo ci permetterà di avere un controllo notevole sul risultato finale.

Tonemapping

Non dimentichiamo che la nostra immagine possiede 32 bit di profondità colore. A lavoro ultimato dobbiamo convertire l’immagine a 16 bit di profondità colore per renderla stampabile e visualizzabile su un normale monitor. Tecnicamente il tonemapping comprime un Alto Range Dinamico (HDR – High Dynamic Range) in un Basso Range Dynamico (LDR – Low Dinamic Range). Ci sono molti software creati per gestire questo passaggio. Photomatix Pro è forse quello più conosciuto ( https://www.hdrsoft.com/index.html ) e che ha contribuito a diffondere la popolarità delle immagini HDR. Nel nostro caso possiamo procedere con Photoshop, che non possiede molte opzioni per il tonemapping ma che comunque andrà bene per le nostre necessità. La procedura è questa:

  1. Salvare una copia del nostro file lasciando lo stesso formato OpenEXR;
  2. Unire tutti i livelli presenti nella scena;
  3. Per rendere permanente  la modifica dell’esposizione bisogna prima agire con una regolazione;
Immagine a 32 bit | Intervenendo sulle regolazioni è possibile rendere la modifica dell'esposizione permanente

↑| Immagine a 32 bit | Intervenendo sulle regolazioni è possibile rendere la modifica dell’esposizione permanente |

  1. Adesso possiamo convertire l’immagine a 16 bit di profondità colore;
  2. Accettiamo di unire i livelli (anche se lo abbiamo già fatto) presenti nel file e comparirà la finestra di dialogo del “viraggio HDR”;
  3. Impostare l’opzione “Compressione Luci” che risulta essere ottimale quando abbiamo a che fare con un medio range dinamico (come nel nostro caso).

↑| Conversione a 16bit | Selezioniamo il metodo “Compressione luci” |

Sconsiglio sempre di usare la modalità “Esposizione e Gamma” perchè questa opzione taglia semplicemente una fetta del range dinamico originale.
Quando con Photoshop abbiamo delle difficoltà ad ottimizzare il tonemapping possiamo ricorrere a soluzioni più evolute come quella proposta da Phomatix Pro. Con dei software dedicati è molto più semplice raggiungere il risultato desiderato.

↑| Tonemapping | Photomatix Pro possiede una quantità notevole di presets che consentono un lavoro molto agevole nella definizione del tonemappging |

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